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La testimonianza di un "Invisibile"

di Gennaro Tedesco
venerdì 6 febbraio 2009 di anik

sono un italiano di 45 anni iscritto da più di 25 anni al Centro per
l’Impiego della mia città. Quindi un disoccupato storico "da
rottamare".

Sono laureato, specializzato, etc..., con moglie anch’essa in cerca di
occupazione e due figli a carico, ma ho svolto sempre lavori
occasionali di vario genere.

Pertanto, perché nei concorsi pubblici, in conformità ai titoli di
studio conseguiti, come punteggio non vale l’anzianità di
disoccupazione (ad es. un punto per ogni anno di iscrizione alle liste
del centro per l’impiego), dato che attualmente ("avviamento a
selezione presso le Pubbliche Amministrazioni, ex art. 16, legge 28
febbraio 1987, n. 56") in molte Regioni, come ad es. in Puglia, esiste
solo il massimale di anzianità, cioè raggiunti 10 anni di iscrizione
il punteggio diventa uguale per tutti, invece, i restanti anni non
valgono niente, oltre ai criteri già in vigore, che riguardano il
carico di famiglia e reddito?

Inoltre, perché il legislatore non inasprisce le pene previste, anche
pecuniarie, a chi pone limiti di età negli annunci di lavoro, ovvero
in tutti i casi del D.L. 9 luglio 2003 n. 216 relativo all’attuazione
della Direttiva Comunitaria 200/78/CE, riguardante la parità di
trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro?
Molte aziende (leggendo i giornali) hanno abbassato a 40 anni la
soglia considerata se investire o disinvestire sulle risorse umane,
con una contraddizione però: da una parte, politicamente, si spinge
all’allungamento dell’età per andare in pensione; dall’altra, a
livello aziendale, poiché i lavoratori maturi costano di più e sono
meno flessibili, si fanno pressioni per mandarli a casa, e inserire
elementi giovani, con contratti di apprendistato, magari illudendoli.
In Italia a chi si riferisce l’aumento dell’età pensionabile, se poi
si viene cacciati a 45 anni?

Sono gli "over 45" espulsi dal mercato del lavoro i c.d. nuovi poveri,
cioè quelle persone che, pur con qualifiche professionali
significative, si ritrovano a diventare disoccupati storici. Non è il
singolo individuo disoccupato che è vittima dell’espulsione dal ciclo
produttivo, ma un intero nucleo familiare che risente di tale
situazione, specialmente quando non si ha nessuno che possa aiutarti,
e sei diventato ormai una persona esclusa dall’attuale sistema
sociale.

Prima pensavo al futuro, chiedendomi "forse ci posso riuscire a...";
poi il futuro ha incominciato a far paura; più tardi, addirittura
orrore; ora, semplicemente NON ESISTE!

E’ necessario per gli "over 45" che non hanno lavoro, la priorità di
creare un mercato di lavoro esclusivamente rivolto a queste categorie,
essendo diventate INVISIBILI, anche con incentivi alle aziende che
assumono, contributi mensili di solidarietà sociale in base al
reddito, agevolazione all’accesso nel pubblico impiego in riferimento
ai titoli di studio conseguiti, etc..., ma, nel nostro Paese,
purtroppo, non esiste la volontà strutturale di risolvere questo
dramma che attanaglia le tante famiglie in crisi esistenziale totale.

Scusandomi, La prego di dar voce a questa mail (se condivisa)
contribuendo possibilmente a sensibilizzare l’opinione pubblica e chi
di dovere.

Cordialmente

Vedi on line : www.aprileonline.info

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